Il viandante.
Intervista n. 02 (31/10/2025 h.21.00 – 23.30 in casa)
Vidia cl.1952
Nata e vissuta a Stracca dal 1973 al 1976 ha vissuto a Borgo Santa Maria
Io sono nata in casa, mi ha fatto nascere la mamma di Bianca Celli che è stata l’ ostetrica a Casoli fino a quando aprì l’ ospedale.
Abitavo in una casa colonica e i miei lavoravano i terreni a mezzadria di un proprietario di Silvi che si chiamava Pretaroli Alfredo. Lui morì, io mi ricordo la moglie. Era alta e bionda. Avevano due figli: un maschio e una femmina. Me lo ricordo che si chiamava Alfredo perché su un muro di casa c’ era scritto il nome. C’ è ancora vai a vedere!
(Foto lei davanti casa e foto oggi iscrizione muro)
Mia mamma diceva che a Natale, a Pasqua e a tutte le feste al padrone bisognava portare il “conso”*, una gallina, un tacchino, la farina. E mia madre andava a portarlo insieme a mio zio con il cavallo e la carrozza.
Perché noi avevamo la carrozza!
Avevamo anche gli animali ma io non mi ricordo.
Non ti piaceva allevarli ?
Non mi piaceva.
Da piccola ero una maschiona. È vero facevamo le bambole con le pannocchie del mais ma io giocavo con la terra e coi trattori dei miei cugini. Giocavamo con le palline di vetro ed erano bellissime tutte colorate.
Quando i grandi andavano al fiume, a fare le foglie delle canne per darle da mangiare agli animali,
noi bambini facevamo gli scivoloni sulle lastre di cemento che fiancheggiavano i canali.
L’ unica cosa: sulle piante io non ci salivo avevo un po' paura!
Erano più pericolosi i lastroni secondo me
È vero
A noi bambini dopo la tresca ci facevano alzare presto la mattina a raccogliere nei campi le spighe del grano rimaste. Ci legavano alla vita una specie di sacchetto, non mi viene il nome
Tipo marsupio?
Si esatto tipo una “parninza”con la tasca
E dentro mettevamo le spighe che poi i grandi battevano.
Ci dicevano che con i soldi guadagnati ci compravano le scarpe o i vestiti.
Se mi chiedi della scuola i primi ricordi sono confusi.
Sono certa di aver frequentato qualche anno la scuola proprio qui.
C’era un’aula (in case private). Mi ricordo che andavo con i più grandi ma non so se ci andavo solo per divertimento, come una specie di anticipataria (forse la pluriclasse era anche una materna) .
Veniva il maestro D’Amario Giacomo, a piedi da San Giacomo, con quegli stivali che gli si sporcavano di terra.
Mi ricordo che il bagno era fuori dall’ aula, nel letamaio, era una casetta di canne con il tetto di “spezia”.
La prima elementare l’ ho fatta a Casoli con la maestra Angelina
E le orecchie d’ asino?
La maestra non usava le orecchie d’ asino era tanto buona! solo in seconda elementare abbiamo avuto un maestro che aveva la bacchetta rotonda.
Andavamo a scuola a piedi eravamo un bel gruppetto.
All’ andata facevamo una scorciatoia e spesso ci si sporcavano le scarpe di fango.
Arrivati all’ ingresso di Casoli c’ era “Milietta”(Emilia Piscella) una signora tanto brava che noi, tutti quanti, ci cambiavamo le scarpe a casa sua, lasciavamo quelle infangate e ci mettevamo quelle pulite.
Al ritorno però non facevamo la scorciatoia. Facevamo la strada più lunga ed era tutto un giocare e tornavamo a casa alle due.
Era così bello!
Non passavano macchine non c’erano pericoli.
Ma tu ci andavi nella stalla a fare i compiti al calduccio?
Nella stalla mi ricordo che andavamo nel periodo invernale a giocare a carte.
E d’inverno mi ricordo anche che ci sedevamo tutti intorno al camino e mio zio ci raccontava le favole. E le raccontava benissimo! Aveva una grande favella. Mi ricordo la favola di Bertoldo che per fare provare i ceci a tutti ne rimaneva senza.
Mio zio era il figlio di mia nonna Sciamanda Maria.
E la nonna era una “donna per bene” sapeva leggere e scrivere e aveva tanti libri religiosi. (mi mostra un antico vangelo ereditato dalla nonna)
Ma era di famiglia borghese?
Ora che ci penso il fratello non era un contadino faceva il calzolaio, l’artigiano.
Comunque mia nonna andava da sola a Messa a Casoli tutte le domeniche a piedi. Andava a tutte le processioni e le Via Crucis.
Gli altri rimanevano a casa a fare i lavori.
Ho un ricordo della mia infanzia che ancora mi fa felice.
Mio zio stava costruendo la casa e un muratore perse l’ anello nuziale.
Io lo ritrovai, forse mentre giocavo, forse mio padre mi aveva portato con sé, non mi ricordo bene ma a ripensarci ancora mi dà gioia.
Non so perché mi fa sentire bene, non so se il muratore mi fece un regalino.
Io “ritrovai l’ anello”!
Solo questo ricordo con chiarezza.
Mi ricordo che le strade venivano imbrecciate dai contadini con i carri con i buoi. Prendevano la breccia al fiume, forse il Comune gli dava un’autorizzazione.
E davanti casa c’ era un canale dove si lavavano i panni e noi bambini ci giocavamo e quando faceva caldo finivamo per farci il bagno.
E poi ricordo il mulino che era un luogo di raccoglimento perché andavamo tutti lì a fare la farina. C’ era la signora Teresa
(mi mostra una foto sul telefono “guarda che coincidenza me l'hanno mandata in questi giorni”)
E la signora Teresa nel mulino aveva anche la cabina del telefono pubblico che si pagava a scatti.
Noi avevamo delle belle terre molti hanno sfamato la famiglia lavorando da noi. Tutti i casolani venivano a lavorare qui giù per riportare la pagnotta, i pomodori.
Perché era così che funzionava!
Tu mi dai il lavoro e io ti do il mangiare.
Due personaggi mi ricordo fra la gente che passava:
il primo era il Muto. Ci dicevano “mo viene il muto” per farci ubbidire.
Lo usavano per spaventarci. Poverino!
Lui in fondo era solo muto non era cattivo! Solo che era alto, aveva le spalle grandi e faceva dei versi che ci facevano paura;
Noi avevamo Silvestro il lattaio che aveva la stessa funzione
il secondo era Alessandro “lu Piducchie”che suonava l’ armonica a bocca e portava sempre una radiolina vicino all’orecchio
(riproduce proprio l’immagine portandosi una mano vuota ma semi aperta come se stringesse una piccola radio rettangolare)
Poi morì che stava andando a piedi. Se lo mise sotto una macchina.
Vuoi sapere delle fabbriche ?
Quando nel 1977 sono tornata da Borgo dove ho abitato subito dopo essermi sposata nel 1973, erano già state costruite quasi tutte.
Interviene Guido – la costruzione della zona industriale di Pineto inizia nel 1968 e poi a seguire gli altri insediamenti fino appunto al 1977.
la prima fabbrica che si insedia sul territorio è la italprefabbricati di D’Eugenio

